In corso al Teatro Eleonora Duse fino a domenica 6 aprile lo spettacolo Equus del drammaturgo Peter Shaffer, per la regia di Carlo Sciaccaluga. Un testo scabroso, che ha suscitato consensi e polemiche fin dal suo debutto a Londra nel 1973; in Italia è stato presentato per la prima volta dal teatro Stabile di Genova nel 1975 con la regia di un allora giovanissimo Marco Sciaccaluga, padre immaturamente scomparso dell’attuale regista Carlo.
Entrare in un teatro è come accedere alla mente di un autore. Niente di più indovinato di questa definizione per questo dramma Impostato su una scenografia lignea, circolare, mobile e trasformista, che racconta una storia torbida ma anche colma di spunti etici intorno all’educazione dei giovani e dei loro problemi ormonali ed affettivi, nonchè occasione di riflessione su come la repressione dell’istinto sessuale e un’affettività male indirizzata possa portare distorsioni e sofferenze in una psiche in formazione. Il testo indaga altresì sulle crisi ed interrogativi ai quali può andare incontro un pur valido ed onesto professionista, nel nostro caso uno psichiatra (chi di noi si è mai chiesto di cosa si nutrono le persone che nutrono gli altri, medici, sacerdoti, confidenti ecc … e quali possono essere i loro problemi dopo una vita di ascolto della parte oscura dell’essere umano?).
La storia: un ragazzo di diciassette anni, Alan Strong, apparentemente normale, attento e stimato nello svolgimento del suo lavoro di stalliere, una notte, senza una ragione apparente, acceca sei cavalli della scuderia in cui lavora. Il giovane viene affidato alle cure di uno psichiatra, Martin Dysiart, di riconosciute capacità ed onestà, ma con tracce evidenti di una crisi esistenziale, una “menopausa professionale” che a tratti si manifesta sia nel colloquio con una collega che nel ragionare con se stesso.
All’inizio Alan si sottrae quasi spavaldamente alle domande del medico, con un atteggiamento irridente e di sfida. In seguito escono allo scoperto i rapporti del ragazzo con i genitori. Una coppia banale e purtroppo ben conosciuta, che vive in reciproca tolleranza e mancante di un autentico colloquio. La madre osserva una religione mal vissuta, portata avanti nella sua parte più precettistica e punitiva, come un insieme di vessazioni e di doveri che cerca di inculcare nel figlio, tempestandolo di precetti biblici. Il padre tipografo si concede spazi segreti, tra cui incursioni in locali equivoci e in uno di questi viene scoperto dal figlio, con il quale si giustifica dicendo di trattarsi di una visita professionale finalizzata alla stampa di alcuni manifesti.
Viene appurato che il giovane si concedeva frequenti uscite notturne con uno dei cavalli, fino ad immedesimarsi nella sofferenza dello stesso animale e a volerne in qualche modo condividere le amarezze dell’esistenza, fino a considerarsi una sola cosa con lui, anzi, un solo corpo. Un atto di ribellione, un atto di autenticità da parte di un essere, umano si ma anche splendido animale? Ma il cavallo lo respinge, rifiuta di essere usato. E quando Alan non riesce, proprio in quella stalla, a portare a termine un incontro con una disinvolta ma comprensiva ragazza la sua rabbia contro il mondo equino si scatena…
In scena un cast di attori professionisti di rilievo quali Luca Lazzareschi, Pietro Giannini, Paolo Cresta, Pia Lanciotti, Camilla Semino, Michele De Paola, Giulia Prevedello. Giovedi 3 aprile al teatro Duse vi sarà un incontro in tema con il noto psichiatra forense Pietro Ciliberti, Gianluca Serafini e Rocco Picci. La durata dello spettacolo è di circa due ore e mezza, intervallo compreso, di notevole presa e mai pesanti. ELISA PRATO
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