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Becchi: Camilla morì per il vaccino, ma i magistrati non indagano ex ministro Pd

Vaccino anti Covid e 18enne di Sestri Levante Camilla Canepa

In questi giorni alcuni media e quotidiani stanno tornando a raccontare fatti che riguardano le conseguenze della gestione dell’emergenza Covid e dell’imposizione dei vaccini.

Chiariamo subito. La 18enne di Sestri Levante Camilla Canepa non morì dopo il “vaccino anti Covid”, ma a causa del vaccino, che non a caso dopo quella morte fu ritirato.

Prima però quel vaccino era stato sponsorizzato proprio dall’allora Ministro della Salute Roberto Speranza (Pd) e proprio per i giovani.

Ora alcuni medici vengono indagati, ma nessuno dei giudici ha sollevato la questione del vaccino e le responsabilità politiche e forse anche penali di chi lo aveva di fatto “imposto” ovvero se vogliamo usare un termine politically correct “fortemente consigliato” alla cittadinanza.

I medici vengono indagati perché Camilla Canepa poteva essere curata e non è stato fatto. Medici che tra l’altro nella cartella clinica non avevano inserito la vaccinazione della vittima.

Nessuno che si chieda il motivo di questo.

Ma è evidente tutti sapevano che quel vaccino poteva essere mortale e allora meglio evitare di scriverlo sulla cartella clinica.

Nessun giudice vuole capire, ossia sollevare il polverone a sinistra, che la vera causa della morte è stata il vaccino.

Senza vaccino la 18enne ligure non sarebbe morta. Proprio per questo i medici hanno omesso di dichiarare che era vaccinata.

Se il vaccino non era importante perché allora dopo quel caso non è stato più diffuso tra i giovani e poi è stato di fatto sostituito per tutti?

Se il vaccino insomma era privo di effetti così gravi perché è stato poi cambiato?

E invece di porsi queste domande l’unica cosa che si dice è che poteva essere salvata.

La domanda però è un altra: senza vaccino sarebbe morta?

Come possono i magistrati non tenere conto di questo quando nello Spezzino, proprio in questi giorni, una donna ha vinto una causa civile proprio a causa dei danni del “vaccino anti Covid” che le avevano iniettato e riceverà come risarcimento 700 euro al mese per i danni provocati da quella sostanza?

Ma non c’è niente da fare, ci vorranno anni prima che possa essere venire che la vaccinazione “anti Covid” è stato, in realtà, un grande esperimento di controllo sociale che non aveva nulla di sanitario, ma che mirava solo a vedere sino a che punto le popolazioni sarebbero state disponibili a piegarsi alle decisioni del potere.

E sotto questo profilo bisogna pur ammettere che l’esperimento è riuscito.

Il Governo dell’emergenza, anche in Italia, ha vinto e soltanto la storia che non cicatrizza una tale ferita potrà col tempo far emergere la verità. Prof. Paolo Becchi

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