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Il Nano Morgante | Ben-distante dal ben-essere

Il Nano Morgante | Ben-distante dal ben-essere
Foto di Karolina Grabowska per pexels

E’ evidente che i tantissimi beni di consumo, che il Mercato mette in circolo, rispetto ad un individuo che di molto meno avrebbe in realtà bisogno, identificano di per sé la sperequazione consumistica in atto.

L’ individuo, infatti, non sentirebbe il bisogno di  questi tantissimi beni, se la mercificazione simbolica giornalmente orchestrata non ne inculcasse ed eccitasse sistematicamente la brama di possesso.

Questa incalzante mercificazione, signora e padrona della vita quotidiana dell’ individuo incivilito, persegue lo sdoganamento dell’ indispensabilità del superfluo, avvalendosi a tal fine degli efficacissimi simboli tipici della comunicazione mediatica.

A ribadire il concetto, un vero e proprio assalto alla diligenza accerchia e adesca l’individuo con beni palesemente superflui, il cui possesso, ça va san dire, lascia anche il più accanito titolare ben-distante dal ben-essere atteso.

D’altronde, è  tanto invincibile quanto pare dissennata la fiducia dell’individuo-fruitore nelle promesse da marinaio del Mercato, visto e considerato che esso, risaputamente, ha sempre e comunque il business come  obiettivo.

Per altro verso, il Mercato ha impellente bisogno di un individuo che si accanisca nel volere per sé  tantissimi beni e che li consideri propedeutici al proprio status di ben-essere, al punto di confermare il cosiddetto “effetto weblen” (più un bene è caro, più è desirato). Ciò malgrado si possa notare, proprio in chi ne possiede a piene mani, quanto essi procurino un ben-essere più di forma, che di sostanza.

Detto fatto: da un lato, l’ implacabile imperativo consumista immiserisce e inaridisce la pretesa del ben-essere; dall’altro, la colonizzazione tecnomorfa annessa alla tetra logica commerciale scardina i fondamenti dell’aggregazione sociale e conduce l’ esistenza dell’individuo alla dimensione della solitudine, ciò contraddicendo ogni diversa convinzione.

Il modus accumulandi, sebbene sia fieramente sostenuto dalla corrispondenza di una vita godereccia, in realtà isola l’ individuo. E poiché l’ esistenza umana risaputamente sussiste quando è agita in nome di quotidiane inter-azioni sociali, calarsi nell’ isolamento irrequietizza l’individuo, la cui misura diviene il bisogno di sfolgorante superfluo. 

In soldoni, se l’ infeudamento consumistico esalta tatticamente la personalità vincente dell’individuo, contemporaneamente ne burattinizza la vita. Massimiliano Barbin Bertorelli